Mindfulness e stress lavoro-correlato

Viviamo in un’epoca in cui il lavoro richiede ritmi sempre più sostenuti, disponibilità continua e una costante capacità di adattamento.

Scadenze ravvicinate, multitasking, notifiche incessanti e la difficoltà di separare la vita professionale da quella personale possono trasformarsi in importanti fonti di stress.

Quando queste condizioni si protraggono nel tempo, il rischio è quello di sviluppare quello che viene definito stress lavoro-correlato, fenomeno che ha suscitato un crescente interesse nella ricerca psicologica.

Nel corso del tempo lo stress lavorativo ha ricevuto molte definizioni differenti, tra queste, una definizione condivisa viene proposta in un rapporto ufficiale della Commissione Europea, in cui si descrive lo stress lavorativo come una risposta emozionale, cognitiva, comportamentale e fisiologica ad aspetti avversi e nocivi del lavoro, dell’ ambiente e dell’ organizzazione lavorativa. Si tratta di uno stato caratterizzato da livelli elevati di attivazione e disagio e, frequentemente, da una sensazione di incapacità di far fronte alle richieste (Cox et al., 2000).

È importante sottolineare che lo stress non è necessariamente un fenomeno negativo. Un livello moderato di attivazione può favorire la concentrazione, sostenere la motivazione e facilitare l’apprendimento (si parla in questo caso di eustress). Quando però le richieste lavorative superano la capacità di adattamento della persona e questa condizione si mantiene nel tempo, lo stress perde la sua funzione adattiva e può compromettere sia la salute psicofisica del lavoratore sia la qualità della performance lavorativa (si definisce in questo caso distress) (Catapano et al., 2023).

Negli ultimi anni la mindfulness ha ricevuto una crescente attenzione come possibile risorsa per promuovere il benessere e favorire una gestione più efficace dello stress lavoro-correlato.

Il termine mindfulness può riferirsi sia a uno stato di consapevolezza, inteso come una caratteristica disposizionale dell’individuo, ovvero una maggiore tendenza a portare attenzione al momento presente con apertura e non giudizio, sia alle pratiche e agli interventi strutturati finalizzati a coltivare tale capacità (Menardo et al., 2022).

La ricerca sulla mindfulness nei contesti lavorativi si è sviluppata principalmente lungo due direzioni: da una parte gli studi che hanno esplorato la relazione tra il livello di mindfulness individuale e gli indicatori di benessere lavorativo; dall’altra gli studi che hanno analizzato gli effetti dei programmi basati sulla mindfulness, valutandone l’impatto sia sul singolo lavoratore sia, più ampiamente, sull’organizzazione (Menardo et al., 2022).

Quando siamo sottoposti a pressioni continue tendiamo a funzionare con il “pilota automatico”, reagendo impulsivamente, rimuginando sugli errori commessi o proiettandoci costantemente verso ciò che ancora dobbiamo fare. Questo processo alimenta tensione, affaticamento mentale e difficoltà di concentrazione.

Uno dei motivi per cui la mindfulness può rappresentare una risorsa nei contesti lavorativi riguarda la sua capacità di interrompere tali processi mentali automatici e favorire una maggiore flessibilità nella risposta alle situazioni.

Di fronte a richieste elevate o impreviste, infatti, tendiamo a reagire attraverso schemi abituali, guidati da pensieri, emozioni e modalità di comportamento consolidate. La pratica mindfulness permette invece di creare uno spazio tra ciò che accade e la risposta che scegliamo di mettere in atto, favorendo maggiore consapevolezza e capacità di adattamento (Menardo et al., 2022).

Questa maggiore flessibilità cognitiva può sostenere processi fondamentali nel contesto lavorativo, come la capacità di risolvere problemi, prendere decisioni e affrontare situazioni nuove. La mindfulness sembra inoltre favorire una migliore regolazione dell’attenzione, una maggiore capacità di mantenere il focus sui compiti e un potenziamento delle risorse cognitive coinvolte nella memoria di lavoro e nella creatività (Menardo et al., 2022).

Anche sul piano relazionale, la mindfulness può avere un ruolo significativo: una maggiore consapevolezza dei propri stati interni facilita infatti il riconoscimento dei bisogni e delle prospettive degli altri, promuovendo modalità comunicative più attente ed empatiche. Nei contesti organizzativi questo può tradursi in relazioni lavorative più efficaci, maggiore collaborazione e una migliore capacità di adattarsi ai cambiamenti (Menardo et al., 2022).

In conclusione, la mindfulness non elimina le difficoltà e le pressioni che caratterizzano il mondo del lavoro contemporaneo, ma può offrire uno spazio di consapevolezza attraverso cui rapportarci con tali esperienze in modo diverso. Coltivare la presenza mentale significa sviluppare una maggiore capacità di riconoscere i propri stati interni, interrompere modalità automatiche di risposta e scegliere con maggiore flessibilità come agire di fronte alle richieste quotidiane.

 

Catapano, P., Cipolla, S., Sampogna, G., Perris, F., Luciano, M., Catapano, F., & Fiorillo, A. (2023). Organizational and Individual Interventions for Managing Work-Related Stress in Healthcare Professionals: A Systematic Review. Medicina, 59(10), 1866. https://doi.org/10.3390/medicina59101866